‘La parte migliore del futuro é che sta sempre cambiando’

Ho letto un libro, un libro che attendevo da mesi, lo attendevo senza sapere di cosa avrebbe parlato. Mi bastava sapere chi lo stavo scrivendo. Non mi ha deluso.

‘Il corpo non dimentica’ (Violetta Bellocchio, 2014) é un libro insolito, non saprei in che genere classificarlo, diciamo che é una chiacchierata dell’autrice con noi lettori, e prima ancora con se stessa. E’ una chiacchierata senza filtri, onesta, a volte ti prende la sensazione che sia quasi ‘too much information’ come dicono gli americani e invece no, non é mai troppo, tutto ha il suo motivo.

Io che non ho avuto un’amica con una dipendenza da alcol o droga, io che ho toccato cosí poche droghe in vita mia che forse dovrei vergognarmene, sono rimasta incollata al kindle fino all’ultima pagina. Non perché volessi sapere come andava a finire, lo sapevo come sarebbe andata a finire. Non riuscivo a smettere perché volevo sapere, e no, non stavo facendo il ‘turista’ nella vita dell’autrice, non era una curiositá morbosa e viscida la mia, era il desiderio di capire. Non sono un’esperta dell’argomento, alcolismo femminile, ma questa chiacchierata che Violetta fa con i lettori, é ben scritta, acuta, sincera ed emozionante. Quando ho raggiunto l’ultima pagina ho ricominciato il libro dall’inizio. Non l’avevo mai fatto in vita mia. Mi é capitato di leggere alcuni libri piú di una volta, ovvio, ma mai avevo letto due volte di fila lo stesso libro. Il punto é che Violetta ha scritto un piccolo capolavoro, e una lettura a me non é bastata per digerire tutto quanto, per capire le sfumature di ogni emozione descritta, tutti quegli episodi che messi insieme ricostruiscono un ritratto sincero, impietoso e crudo della sua esperienza. Una cosa che dubito altri abbiano fatto prima di lei. Posso vagamente immaginare quanto questo le sia costato. L’ho giá ringraziata per aver scritto questo libro, credo ce ne fosse bisogno perché, come dice lei:

“Cosa pensavate che fosse l’alcolismo femminile: un sottile languore mentre cade la pioggia?”

Se alcolismo + donna vi fa pensare a languide serate, questo libro non fa per voi. Se volete capire, o per lo meno ascoltare una storia vera, allora ‘Il corpo non dimentica’ é la prossima lettura che dovete affrontare, anche perché é scritto bene (oh yes!), ogni tanto si ride di gusto, giuro, Violetta Bellocchio riesce a farvi ridere parlando del suo stato di alcolista e poi … c’é molto di piú, roba da tenere, da conservare in testa.

“A un certo punto, forse al secondo anno di universitá, bere ha smesso di essere un passatempo ed é diventato un lavoro”

Il libro lo trovate un po’ ovunque e anche qui: Il corpo non dimentica.

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Dopo 6 anni rifletto

L’ultima volta e’ stata a dicembre, mi son sentita dire che gli inglesi sono freddi e poco socievoli e per niente ospitali e … insomma un po’ il solito lamento italico sugli inglesi. Noi italiani siamo socievoli, caldi, generosi, sorridenti, solari, migliori.

Vivo in UK, in Inghilterra nello specifico, dal 2008 e voglio esprimere un’opinione. Lo voglio fare, fosse solo a mio beneficio. Confesso prima di tutto che anni di letture molto inglesi hanno probabilmente lasciato il segno: Jane Austin, ma soprattutto le sorelle Bronte, Agatha Christie, e poi James Herriot, Gerald Durrell, … insomma quando mi sono trasferita qui partivo in qualche modo avvantaggiata, forse. Poi voglio considerare l’effetto positivo dell’entusiasmo che sempre metto in una nuova avventura, e anche un po’ di elasticita’ mentale, che non e’ caratteristica propria di tutti.

In questi 6 anni l’uomo ed io siamo stati ospiti a vario titolo e in varie occasioni sociali di diverse famiglie di amici, colleghi di lavoro, conoscenti, … insomma un panorama vario dal punto di vista delle relazioni sociali che intercorrono tra noi e i nostri ospiti, e vario dal punto di vista del livello culturale se vogliamo chiamarlo cosi e dell’eta’ dei nostri ospiti. Siamo stati ospiti per una semplice cena informale, una tazza di caffe/te, ma anche un lungo week end, oppure per un barbeque del pomeriggio. In tutte queste occasioni io mi sono sempre sentita ‘a casa’. Quando un inglese, e ancor piu’ un americano, ti dice ‘fai come se fossi a casa tua’ spesso lo intende letteralmente, applicando le semplici  regole del rispetto e della buona educazione.

Abbiamo passato lo scorso week end con amici inglesi, o meglio un mix anglo-irlandese, che non vedevamo da mesi a causa del nostro trasloco. Ci hanno ospitato nella loro bella (e pulitissima) casa, ci hanno anche fatto da tassisti, visto che la nostra macchina aveva deciso di lasciarci a piedi improvvisamente. Abbiamo trascorso un pomeriggio di chiacchiere e aggiornamenti vari, una serata fuori con altri amici comuni, seguita a casa da un assaggio di grappe norvegesi protrattosi fino alle 2 di notte, tra parecchie risate. Ci siamo dati la buonanotte dicendo: il primo che si alza fa il caffe/te. Io e l’uomo ci siamo svegliati prima, siamo scesi in cucina, ci siamo fatti il caffe’ e poi lo abbiamo offerto ai nostri ospiti quando ci hanno raggiunto poco dopo. Tutto questo e’ sembrato a tutti molto naturale. Come era naturale che facessimo un meraviglioso brunch tutti insieme, seguito da una passeggiata sotto il sole primaverile del Norfolk.

Questo e’ solo l’ultimo esempio; in passato abbiamo trascorso un lungo week end nei Dales, ospiti del relatore di tesi di PhD dell’uomo! lui e la moglie ci hanno ospitato nella loro bellissima casa, e una volta scoperta la mia passione per le sorelle Bronte ci hanno portato a passeggiare nei luoghi dello Yorkshire che avrebbero ispirato Cime Tempestose. Per il puro piacere di viziare un ospite che gia’ si sentiva viziata a sufficenza! anche in questo caso, la gentilezza e l’ospitalita’ inglese mi hanno lasciata senza parole.

Vogliamo parlare delle cene di W? inglesissima giovane moglie di un collega dell’uomo, ottima cuoca con il motto: ‘se non avanza qualcosa in tavola vuol dire che non hai servito abbastanza cibo ai tuoi ospiti’ In sostanza la teoria di molte mamme italiane: si deve cucinare il triplo di quello che sarebbe normale, perche’ gli ospiti vanno viziati e ingrassati!

Se mai avro’ una casa grande abbastanza io vorrei che fosse sempre aperta per ospitare i nostri amici. Nel nostro piccolo io e l’uomo lo facciamo gia’, anche vivendo in un appartamentino con una sola camera. Ma questo non e’ il punto di questa mia  riflessione.
Odio le generalizzazioni, sono sicura che ci sono inglesi asociali, scorbutici, maleducati, e zozzoni, li vedo. Cosi come ci sono italiani con le stesse identiche caratteristiche. Quello che mi infastidisce e’ la tendenza a considerarsi migliori. E riconosco anche che non siamo solo noi italiani a farlo, ma io sono italiana e con questa cultura sono cresciuta e adesso che ne conosco un pochino un’altra, posso bilanciare un po’ la mia visione e dirvi che no, non siamo migliori, anche se ci vestiamo meglio, anche se mangiamo meglio, no, non siamo migliori. Siamo al limite come gli altri, difetti e pregi, tutto insieme, con sfumature a volte molto diverse, ma non siamo migliori.

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Pausa

Credo di aver deciso piú o meno consciamente che per il momento questo blog si prende una pausa, o meglio, io mi prendo una pausa da questo luogo. Manca il tempo per fare tutto, per farlo decentemente, quindi … mi trovare su Twitter, su FB (raramente ma ci sono) e appena riprendo in mano la Canon seriamente magari lascio qui una foto ogni tanto.

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Bandro

A voi l’hanno mai regalato un animaletto? ovvio che sí, ma un lemure ve l’hanno mai regalato?
Disaster per Natale mi ha ‘regalato’ Bandro, o meglio l’adozione di Bandro, che vedete nel video qua sotto. Un lemure gentile, un lemure lacustre, una femmina, un lemure paffuto e mangione, insomma il mio alter ego animale. Adoro questi vispi animali, per molte ragioni che non staró a spiegarvi; tra i tanti animali in pericolo di estinzione, questo ha un posto speciale nel mio cuore.
E’ un regalo bellissimo! Adesso non mi resta altro da fare che programmare il nostro viaggetto nell’isola di Jersey dove Bandro risiede, nel Durrell Wildlife Park!

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Il matto vestito di rosso

Buon Natale, buon solstizio, buon quel che vi pare!

snop

 

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NSA is coming to town

Via il Post.

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Chicago

Una scena di Chicago, che non renderá mai la bellezza di vedere questo musical ballato e cantato dal vivo. Ieri sera ce lo siamo regalato, una serata a teatro, fatta di lustrini, musica, ballo, ritmo, passione. Una meraviglia, i brividi d’emozione che solo l’esecuzione dal vivo ti fa provare, quel fruscio di costumi che dal palco arriva fino sulla pelle …
A Leicester é in scene una produzione/regia non banale con scelte insolite e molto divertenti, che non hanno minimamente alterato la bellezza del musical.

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