I “bei” ricordi, quando Robsom aldiqua della Manica e io aldilá della Manica facevamo girare il SETI sui nostri computer. Che romanticoni.
Il SETI é tornato, evviva!
I “bei” ricordi, quando Robsom aldiqua della Manica e io aldilá della Manica facevamo girare il SETI sui nostri computer. Che romanticoni.
Il SETI é tornato, evviva!
Giro sul TuTubo e mi viene in mente che tra qualche anno, neanche molti, quando io saró vecchia e mia nipote sará una ventenne in crisi per qualche motivo piú o meno autoinventato le potró ricordare di quella volta che si é seduta in braccio a me e abbiamo cercato sul TuTubo le canzoni degli One Direction. Poi le abbiamo cantate tutte a squarciagola quasi senza leggere i testi, mentre io silenziosamente mi stupivo della sua buona pronuncia.
Ripensando a quel pomeriggio magari si vergognerá delle sue passate scelte musicali, tutte abbiamo i nostri Duran Duran, ma potrá sorridere di qualcosa che abbiamo fatto insieme divertendoci e la crisi piú o meno autoinventata prenderá il giusto valore nella scala delle cose della vita.
Il momento é quello che é, incasinato, pieno di roba e purtroppo affollato di imbecilli. Faccio come il lemure: pensiero zen e yoga.
Alla fine siamo arrivati a quell’età in cui capita di ricevere una mail in cui un Amico ti comunica che qualcuno a lui caro sta lottando per la vita o giù di lì. Magari per un problema improvviso.
E io non so che fare perché ci sono svarite centinaia di chilometri tra me e l’amico e non posso fare le uniche cose che saprei fare e che vorrei fare.
Vorrei abbracciarlo e dirgli che penso a lui e vorrei chiedergli come e se posso aiutarlo, aiutarlo in modo pratico. Invece posso solo scrivergli che gli mando ogni pensiero positivo. So che crede e penso che magari dovrei dire una preghiera, me le ricordo, ma siccome ormai non credo più tanto e lui lo sa forse lo troverebbe ipocrita.
Non posso passare da casa sua e lasciargli una torta salata o una teglia di pasta al forno che lo scaldi quando torna dall’ospedale, perché lo so che quando torni a casa dopo giornate di ospedale non hai voglia di cucinare e di mangiare, ma le energie ti servono eccome. Non lo posso fare.
Non posso offrirmi di sbrigare eventuali faccende pratiche non posticipabili al posto suo e non posso offrirgli un bicchiere di whisky che lo tiri su o lo rilassi. Non posso e allora come un’idiota scrivo qui.
Lo so questo é un post strano, é per dire che secondo me quando qualcuno si trova in questo genere di situazione ha più bisogno di aiuto pratico che di mille telefonate di compatimento (sempre sincero?) e domande a cui l’altro non sa come rispondere perchè spesso risposta non c’é. Se non si fosse sopraffatti dagli eventi e troppo educati si risponderebbe: dammi una mano e telefona di meno. Ma forse questo é il mio lato pratico che prevale sul resto e voi potete non essere d’accordo.
Facile facile e veloce. Vi servono soltanto riso basmati e gamberi (freschi o surgelati, la qualità che preferite).
Preparate il riso basmati, preparatelo come si deve, di solito sulle confezioni ci sono i tempi di cottura specifici, qui una ricetta indicativa. Adoro il riso basmati soffice, leggeremente appiccicoso e con quel profumo inconfondibile.
Mentre il riso finisce di cuocersi prendete una padella antiaderente, olio, aglio, sale, peperoncino a volontà, e intendo molto, devono essere belli piccanti. Fate cuocere a fiamma viva, croccanti fuori, morbini dentro.
Mettete il riso fumante nei piatti, aggiungeteci i gamberi roventi col loro sughino.
Fine, l’avevo detto che era facile!
Secondo me questi son proprio “bravini”: