La sindacalista in me, ma anche no

Negli uffici del piú grande datore di lavoro britannico (giuro, il quinto su scala mondiale) la saga della ristrutturazione del comparto amministrativo prosegue. Il piano definitivo é stato approvato e pubblicato. Senza dettagli inutili dico solo: fa male, é perfino piú severo di quello proposto 4 mesi fa. La morale é che tutti avranno un lavoro, bene, ma su un livello piú basso, ops! Come dire: non vi licenziamo ma vi pagheremo meno. Il tutto con varie clausole di protezione della paga per un anno o piú.

Visto che nessun collega legge qui mi permetto di dire una cosa: il piano é caotico, non é perfetto ma era da fare, da tempo. E non lo dico  perché nei mesi scorsi mi sono guadagnata un posto esterno a questa faccenda, e quindi salvo, lo dicevo anche prima, quando ero nel mezzo. L’inefficienza, l’immobilitá mentale, la sfacciata nullafacenza di alcuni colleghi é imbarazzante e per me che arrivo dal settore privato italiano é spesso fonte di nervoso e sconforto.
Ci vuole tanto a capire che quando fai bene il tuo lavoro le conseguenze sono solo positive? Se lavori meglio offri un servizio migliore e per noi questo é (dovrebbe essere) fondamentale, sta scritto nella “mission”. Se fai il tuo lavoro per bene i pazienti e i colleghi sono piú contenti e nel caso non te ne fregasse niente di questo, considera che pazienti e colleghi contenti significano una cosa importante: meno rogne e meno mal di testa.
Non ti piace il tuo lavoro? trovatene un’altro. Pensi che sarebbe impossibile per te trovare un lavoro simile a questo? pensi che nessuno ti assumerebbe? eh, allora pensa che forse il problema potresti anche essere tu, non il tuo datore di lavoro.

Adesso mi faccio un caffé e aspetto quelli del sindacato che mi buchino le gomme.

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3 Responses to La sindacalista in me, ma anche no

  1. Giovy says:

    Concordo in pieno con te. Saluta il Norfolk 🙂

  2. thecicken says:

    Come ho già detto anche in altri luoghi, tutto il mondo è paese.
    Come ben sai lavoro nella scuola italiana, scuola pubblica, e in questi giorni se ne stanno vedendo delle belle, in aggiunta alla sclerosi standard.
    Troppo spesso i luoghi pubblici sono abitati da soggetti che non vedono oltre il bordo della propria scrivania (o cattedra) e questo, a mio modesto parere, è un problema enorme.

  3. nordkappp says:

    Cosa posso dire…ovviamente sottoscrivo. C’è gente che lavora nella stessa posizione per anni, a volte decenni, e se questi si sono abituati per anni a fare un cazzo da mane a sera e non è mai successo niente, questi sono portati a pensare che tutto sia normale. Ma ora le cose sono cambiate, ed hanno costretto tutti a guardare i numeri e prendere queste misure tragiche. La situazione in cui sta il mondo adesso non piace a nessuno, ma una cosa positiva è che qualcuno si sia preso cura di minimizzare alcune clamorose inefficienze. Prendo spunto anche da quello che scrive thechicken e scrivo una cosa che forse prende un po’ la tangente; lavorare nello stesso posto per troppo a lungo FA MALE. Si perde la prospettiva e l’entusiasmo. E questa è una cosa per cui l’Italia è un po’ indietro. E non lo dico perchè vivo in UK, chi mi conosce sa che sono molto critica anche nei confronti di questo popolo. Chiusa la parentesi 🙂

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