Eppure

Il mio primo contatto con questo bizzarro popolo é avvenuto qualche anno fa e contrariamente a quanto accade al 90% degli italiani in UK, non é avvenuto a Londra e nemmeno in qualche “scuola estiva” nel soleggiato sud dell’Inghilterra. Il mio primo volo verso il Regno Unito é atterrato a Leeds, Yorkshire, profondo nord inglese. Era giugno e avevo viaggiato con Luxemburg Airline.

Chi conosce il nord dell’Inghilterra sa com’é: quasi sempre umido, freddo, ventoso, tutto fatto di mattoni rossi e pietre scure, industrie riconvertite, molti quartieri popolari e gente dall’accento improbabile.
Eppure.
Eppure io mi ci sono trovata sempre bene. Certo, all’epoca ero felice per tutta una serie di motivi e il posto non mi interessava tantissimo, non all’inizio; ma penso che poi abbia fatto la differenza. Quell’accento assurdo, gutturale e secco, pieno di U, ma anche pieno di “love” di “darling” detti dagli autisti di autobus. Per me che venivo da Milano dove il tranviere era giá tanto se ti faceva salire e scendere dove volevi tu, l’idea che l’autista salutasse e ti chiamasse “tesoro” era sinceramente incredibile. Poi ci sono i Dales, le Bronte e tutta quella letteratura inglese che mi ha fatto innamorare della lettura stessa, e tutto un sacco di altre cose che qui non ci stanno.

Lo scorso fine settimana eravamo di nuovo al nord e mi son ricordata perché a me il nord piaceva nonostante il tempo freddo e impossibile. La gente. In centro la domenica mattina all’ingresso del parcheggio un tizio ci offre il suo biglietto giornaliero. Stava uscendo, non gli serviva piú, l’ha offerto a noi, con un sorriso e come fosse la cosa piú ovvia. Alla faccia del fatto che gli inglesi son rigidi e freddi. Ovviamente prima di andare via anche noi abbiamo girato lo stesso biglietto ad una macchina in ingresso.

Poi, mentre aspetto il Disaster impegnato a tagliare a fettine nemici con la sua katana, un tipico rappresentante del popolo locale mi attacca un bottone infinito, si fa un paiolo dei fatti miei con deliziosa astuzia, io mi faccio i fatti suoi e insieme ci facciamo venire fame a vicenda parlando di cibo italiano, cornish pastry e shepard’s pie.

Prima di ripartire decidiamo di mangiare un boccone. Passeggiamo per il centro di una cittadina che non conosciamo alla ricerca di un buon pub. Ne troviamo uno davvero bello, perfettamente in stile, legno caldo, ottoni lucidi e spine di birra locale. Purtroppo non servono cibo. Uno degli avventori insieme al gestore ci suggerisce un posto, noi chiediamo direzioni. Il tizio lascia la sua pinta sul bancone, esce per strada con noi e ci accompagna fin sulla porta di un’altro pub, un paio di traverse piú in lá.  Questo sempre perché gli inglesi sarebbero poco ospitali e freddi.

Io non so se il mio primo contatto con il Nord abbia influito, ma nonostante veda gli innumerevoli difetti di questo popolo, io gli voglio bene e son contenta che mi abbiano accolto come han fatto. Riservati e rispettosi, non freddi.

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6 Responses to Eppure

  1. Giovy says:

    Che bel post… e il Nord è sempre nel cuore.
    Almeno il mio.
    Spesso lo si giudica la parte brutta dell’Inghilterra ma per me è magnifica.
    L’Inghilterra e la sua gente è proprio riservata e rispettosa.
    Totalmente distante dal freddo 🙂

  2. damanera70 says:

    Ho avuto il mio primo contatto col popolo britannico a 10 anni: mi ricordo la signora che ha ospitato me e la mia amica, che il giorno della partenza, alle 5 del mattino, ci ha salutate sulla porta di case e poi e’ apparsa (in vestaglia) di fronte al pullman (20 minuti a piedi) per salutarci di nuovo, con gli occhi lucidi. A Natale, quando ci sono tornata, ha raccontato che il mattino dopo la nostra partenza, quando si e’ resa conto che io e l amia amica non eravamo piu’ li’ con lei, si e’ messa a piangere. (Aveva un bambino di qualche mese, ciononostante si era proposta, col marito, di ospitarci per la vacanza-studio).

  3. damanera70 says:

    A 20 anni, in giro per Londra, con la cartina in mano e l’aria afflitta (stavo cercando un avia da un quarto d’ora, senza trovarla), un signore mi si e’ avvicinato e mi ha detto “may I help you? you look so unhappy!” . Poi mi ha indicato la via.

  4. damanera70 says:

    In viaggio di nozze, mentre Loricott ed io cercavamo l’albergo, ho chiesto informazioni ad un signore, che, senza battere ciglio, ci ha detto “I’m going the same way, pelase walk with me”.

  5. nordkappp says:

    Aaaaaaaaaah mi sento proprio coinvolta dall’argomento di questo post!! Vivo nel nord Inghilterra da otto anni e sono otto anni che studio attentamente questo popolo. Popolo pieno di contraddizioni, insicurezze, miliardi di sfaccettature. Secondo me il motivo per cui vengono considerati freddi e’ per la riservatezza che appartiene a questa cultura. Noi sud-europei siamo abituati ad andare subito sul personale. Lo facciamo senza accorgerci. Spesso mi sento dire caspita come sei diretta, quando non mi sembra di avere detto niente di speciale. La riservatezza fa parte della loro cultura: non e’ essere freddi, e’ solo lo stare negli strati superficiali per discrezione, o timidezza, o educazione. Questo spesso nasconde un’insicurezza stupefacente, in molti casi, non tutti, parlo solo di esperienza personale. L’insicurezza di mostrare i propri lati vulnerabili qui in Inghilterra e’ a mio parere molto piu’ spiccata rispetto all’Italia. Gli inglesi non sono freddi, sono anzi attratti dal calore, lo percepiscono subito e si avvicinano. Solo che a volte fanno fatica ad esprimerlo. Chi dice che questo popolo e’ freddo non capisce niente. E poi – prendendo un attimo la tagente – chi scarta una visita in UK perche’ e’ umida e fredda ne capisce ancora di meno. La Gran Bretagna ha dei paesaggi semplicemente mozzafiato.

  6. damanera70 says:

    Non confondiamo freddezza con avere dei modi “contenuti” (cioe’ evitare di dare pacche sulle spalle a chi non conosci – e nememno a chi conosci se hai un minimo di finezza) e non confondiamo calore con il fare un sacco di chiasso.
    Riguardo al personale: i ficcanaso ci sono ovunque.

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