I medici che vuoi, se proprio devi

Premessa.
Circa 6 anni fa mio nonno inizia a non stare bene, dopo mesi di esami competenti medici scoprono la causa dei suoi pesanti sintomi. Tumore, incurabile. L’unica cosa che si puó fare sono alcune terapie che gli garantiranno una primavera e un’estate dignitose prima del crollo. Circa un’anno dopo la diagnosi mio nonno ci lascia. Gli ultimi tre mesi li trascorre ricoverato in un’ospedale di Brescia (Poliambulanza). I suoi figli, tra cui mia mamma, passano ogni minuto possibile con lui, rispettando gli orari e le indicazioni del fantastico personale ospedaliero.

Adesso.
Alcune settimane fa i miei genitori sono di nuovo un quello stesso ospedale, stesso reparto, day hospital, stesso primario. Mio padre deve fare un’esame, di quelli poco piacevoli e complicati. Mamma é con lui visto che dopo l’esame non gli é permesso guidare. Aspettano il turno in sala d’attesa. Il primario passa, vede mia mamma, rallenta e senza un dubbio solo sbotta: “Signora N, cosa ci fa qui?”
Mia mamma lo aveva riconosciuto ma educatamente se ne stava tranquilla, lasciandogli fare il suo lavoro, si sorprende: dopo 5 anni e alcune centinaia (migliaia?) di pazienti, si ricorda ancora il nome? Gli spiega che é lí per una visita con mio padre. Il primario chiede a mio padre il cognome, controlla l’elenco e lo rassicura con un sorridente: ‘Ci penso io. Facciamo l’esame e poi se é il caso ci preoccupiamo’. Evidentemente l’espressione di mio padre traspirava puro terrore.
Dopo l’esame il primario convoca mio padre e mia mamma per l’esito: negativo, nel senso che non c’é niente che non va, solo l’etá che provoca certi disturbi. Seguono rassicurazioni e raccomandazioni generiche, chiacchiere sui figli, ringraziamenti e saluti.
I miei tornano a casa sereni per l’esito, ma c’é altro. Tornano a casa con in testa il pensiero magnifico che esistono ancora persone cosí, che amano fare il proprio lavoro, che senza entrare in empatia con i pazienti, cosa pericolosa e certo non professionale, sanno peró rassicurare, curare, a volte guarire; ma soprattutto sanno ancora prendere per mano il paziente che si trovano di fronte, sanno guidarlo verso la buona o la brutta notizia, ricordano il nome e il viso dopo 5 anni e centinaia di pazienti.

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12 Responses to I medici che vuoi, se proprio devi

  1. tytania says:

    Vorrei averlo anch’io un medico cosi’. Pensa che il mio oncologo neanche mi saluta quando gli passo a un centimetro! E’ un bravo medico, ma quanto a rapporti umani…

    • Anna8 says:

      Se é un bravo medico é giá una gran cosa … se devo scegliere a cosa rinunciare preferisco rinunciare al lato umano, non alla bravura. Pazienza, non ci devi uscire a cena, deve ‘solo’ curarti al meglio 🙂

      Aggiungo, questo primario é molto professionale con pazienti e famigliari, ma sapeva (sa) dire la cosa giusta al momento giusto. Ricorderó per sempre che a volte passava dalla camera di mio nonno (e altri) e gli lasciava una caramella sul comodino 🙂 C’é da dire che mio nonno é stato un gran paziente, non l’ho mai sentito lamentarsi di niente, mai.

  2. tytania says:

    Sono contenta per tuo padre, che si sia tutto risolto.

    • Anna8 says:

      Grazie, falso allarme, l’etá gioca brutti scherzi e un filo di ipocondria non lo aiuta :).

  3. thecicken says:

    una volta leggevo un’indagine sulla qualità degli ospedali italiani e il risultato era che il personale è molto competente ma sul lato umano/comunicativo molto carente.
    io ti posso assicurare che quando ero incinta e dovevo fare esame del sangue tutti i mesi (Rh -) mi sono trovata tutte le volte a spiegare a qualche vecchietto che doveva prendere il numero o dove doveva fare la fila o quale era la porta da dove l’avrebbero chiamato, ecc,,, (una volta un vecchietto mi ha indicata ad un suo collega-pari-età dicendo: “chieda a quella signora là col pancione che lo sa”)
    Per carità io li ho aiutati volentieri ma non dovrebbe essere carico di un’altra paziente spiegare come funziona tutto.
    Insomma, tutta questa lunga premessa per arrivare a dire ciò che già sai ovvero che i tuoi genitori sono stati fortunati, sì, ma che è anche tanto bello sentire che esistono pure dei casi di questo tipo, grazie per averlo raccontato
    Una enorme pacca sulla spalla al tuo papà e anche alla tua mamma, e che diamine :-)))

    • Anna8 says:

      ‘thecicken l’assistente anziani’ 🙂 ma anche tu sei una di quelle che i pensionati non resistono? perché io sono specializzata, se cé un reduce a 100m mi trova a mi attacca un bottone infinto, sempre cosí, ovunque.
      Tornando agli ospedali, lo so, ci sono tante cose che non vanno bene, che non sono come dovrebbero. Io penso che alcuni degli operatori del settore vorrebbero essere piú gentili e disponibili ma non riescono per carenza di mezzi e di tempo …poi ci sono i cafoni patentati.
      Mi é piaciuto raccontare questa cosa perché é giusto parlare anche delle cose che vanno bene, non sempre solo lamentarsi. 🙂

      • nordkappp says:

        Io invece non ho avuto un’esperienza così positiva. Quando mio padre ha fatto l’incidente, era molto grave, e ci è stato chiesto dal personale dell’ospedale di fare le notti con lui. Una volta il medico mi ha trovato in camera con mio papà nell’ora del giro e mi ha cazziata molto maleducatamente. Benchè io capisca che i parenti diano fastidio, non accetto che mi si tratti con tale arroganza quando mio padre sta così male su un letto di ospedale solo perchè distratta da altro mi scappa l’orario del giro dei medici. Ad ogni modo mio padre sta bene, quindi il medico deve avere fatto un buon lavoro, o deve aver contribuito almeno un poco, quindi passi la mancanza di tatto….
        P.S. ahah zia mi fai ridere, i vecchi ti si accollano perchè hai un fare amichevole e sanno che due chiacchiere e quattro risate con te si fanno, te lo si legge in volto!

        • Anna8 says:

          Mi immagino il genere di medico, le buone maniere non te le danno con la laurea … l’unica cosa da ricordare nel tuo caso é che tuo papá si é ripreso alla grande :).
          Grazie per l’ultima frase, gentile tu! devo mettere su la faccia incazzosa o continuo cosí? 😉

          • damanera70 says:

            Le buone maniere le insegnano i genitori, non la scuola. Io mi sforzo di farlo con mio figlio, spero di riuscirci.

          • robsom says:

            che poi io mi sono sempre chiesto perche ci devono essere gli orari visite negli ospedali. non ha nessun senso.

      • damanera70 says:

        concordo in pieno: tutti sono pronti a parlare per lamentarsi, ma non tutti lo sono per apprezzare.

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