Dopo 6 anni rifletto

L’ultima volta e’ stata a dicembre, mi son sentita dire che gli inglesi sono freddi e poco socievoli e per niente ospitali e … insomma un po’ il solito lamento italico sugli inglesi. Noi italiani siamo socievoli, caldi, generosi, sorridenti, solari, migliori.

Vivo in UK, in Inghilterra nello specifico, dal 2008 e voglio esprimere un’opinione. Lo voglio fare, fosse solo a mio beneficio. Confesso prima di tutto che anni di letture molto inglesi hanno probabilmente lasciato il segno: Jane Austin, ma soprattutto le sorelle Bronte, Agatha Christie, e poi James Herriot, Gerald Durrell, … insomma quando mi sono trasferita qui partivo in qualche modo avvantaggiata, forse. Poi voglio considerare l’effetto positivo dell’entusiasmo che sempre metto in una nuova avventura, e anche un po’ di elasticita’ mentale, che non e’ caratteristica propria di tutti.

In questi 6 anni l’uomo ed io siamo stati ospiti a vario titolo e in varie occasioni sociali di diverse famiglie di amici, colleghi di lavoro, conoscenti, … insomma un panorama vario dal punto di vista delle relazioni sociali che intercorrono tra noi e i nostri ospiti, e vario dal punto di vista del livello culturale se vogliamo chiamarlo cosi e dell’eta’ dei nostri ospiti. Siamo stati ospiti per una semplice cena informale, una tazza di caffe/te, ma anche un lungo week end, oppure per un barbeque del pomeriggio. In tutte queste occasioni io mi sono sempre sentita ‘a casa’. Quando un inglese, e ancor piu’ un americano, ti dice ‘fai come se fossi a casa tua’ spesso lo intende letteralmente, applicando le semplici  regole del rispetto e della buona educazione.

Abbiamo passato lo scorso week end con amici inglesi, o meglio un mix anglo-irlandese, che non vedevamo da mesi a causa del nostro trasloco. Ci hanno ospitato nella loro bella (e pulitissima) casa, ci hanno anche fatto da tassisti, visto che la nostra macchina aveva deciso di lasciarci a piedi improvvisamente. Abbiamo trascorso un pomeriggio di chiacchiere e aggiornamenti vari, una serata fuori con altri amici comuni, seguita a casa da un assaggio di grappe norvegesi protrattosi fino alle 2 di notte, tra parecchie risate. Ci siamo dati la buonanotte dicendo: il primo che si alza fa il caffe/te. Io e l’uomo ci siamo svegliati prima, siamo scesi in cucina, ci siamo fatti il caffe’ e poi lo abbiamo offerto ai nostri ospiti quando ci hanno raggiunto poco dopo. Tutto questo e’ sembrato a tutti molto naturale. Come era naturale che facessimo un meraviglioso brunch tutti insieme, seguito da una passeggiata sotto il sole primaverile del Norfolk.

Questo e’ solo l’ultimo esempio; in passato abbiamo trascorso un lungo week end nei Dales, ospiti del relatore di tesi di PhD dell’uomo! lui e la moglie ci hanno ospitato nella loro bellissima casa, e una volta scoperta la mia passione per le sorelle Bronte ci hanno portato a passeggiare nei luoghi dello Yorkshire che avrebbero ispirato Cime Tempestose. Per il puro piacere di viziare un ospite che gia’ si sentiva viziata a sufficenza! anche in questo caso, la gentilezza e l’ospitalita’ inglese mi hanno lasciata senza parole.

Vogliamo parlare delle cene di W? inglesissima giovane moglie di un collega dell’uomo, ottima cuoca con il motto: ‘se non avanza qualcosa in tavola vuol dire che non hai servito abbastanza cibo ai tuoi ospiti’ In sostanza la teoria di molte mamme italiane: si deve cucinare il triplo di quello che sarebbe normale, perche’ gli ospiti vanno viziati e ingrassati!

Se mai avro’ una casa grande abbastanza io vorrei che fosse sempre aperta per ospitare i nostri amici. Nel nostro piccolo io e l’uomo lo facciamo gia’, anche vivendo in un appartamentino con una sola camera. Ma questo non e’ il punto di questa mia  riflessione.
Odio le generalizzazioni, sono sicura che ci sono inglesi asociali, scorbutici, maleducati, e zozzoni, li vedo. Cosi come ci sono italiani con le stesse identiche caratteristiche. Quello che mi infastidisce e’ la tendenza a considerarsi migliori. E riconosco anche che non siamo solo noi italiani a farlo, ma io sono italiana e con questa cultura sono cresciuta e adesso che ne conosco un pochino un’altra, posso bilanciare un po’ la mia visione e dirvi che no, non siamo migliori, anche se ci vestiamo meglio, anche se mangiamo meglio, no, non siamo migliori. Siamo al limite come gli altri, difetti e pregi, tutto insieme, con sfumature a volte molto diverse, ma non siamo migliori.

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3 Responses to Dopo 6 anni rifletto

  1. loricott says:

    “Siamo diversi, non migliori”. La conclusione e’ cosi’ semplice da essere banale, ma non per questo meno vera. Potrei ripetere quello che hai scritto per gli austriaci o per i francesi: il passaporto non c’entra. Chi fa commenti generici e vuoti (e.g. tutti gli inglesi sono freddi, etc…) di solito e’ (a) ignorante, oppure (b) inconsapevole del fatto di guardare al mondo attraverso il filtro della propria unica sensibilita’. E’ su quest’ultimo aspetto che credo molte persone dovrebbero soffermarsi. Ciascuno di noi parte da un punto di vista che fatalmente e’ polarizzato (parentesi, come si traduce ‘biased’ in italiano un po’ piu’ decente!?). Se siamo intelligenti, cerchiamo di partire da una posizione neutra, senza pregiudizi o assunzioni a priori, ma in ogni caso ci restano i nostri gusti e le nostre preferenze. L’importante e’ sapere che ci sono, e tenerne conto.

    • Anna8 says:

      Ottima riflessione, cercare di partire dalla posizione neutra, sapendo e riconoscendo che i nostri gusti inevitabilmente ci influenzeranno.

      Biased = parziale, di parte, non obiettivo …
      (arrivo con calma, lo so, scusa)

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